Ciucciava quel cazzo di tappino. giuro che quel biascicare mi stava dando dritto al cervello. Da dietro riuscivo a vedere che il tappino sulla punta, poggiato contro la guancia della cagna, era completamente intriso di bava. E martoriato, tutto uno sforacchio di incisivi. Non era un tappino di bic era la pelle del gozzo di una vecchia. Se ne stava con quel cesto crespo di ricci a fissare il relatore di rimpetto, lui orava in piedi con un braccio poggiato tra il suo culo e il bordo della cattedra. Rialzato come il Papa, o Garibaldi nelle piazze.
Ogni tanto cedeva in avanti perdendo l'equilibrio, il busto si inclinava, ma subito col peso del corpo si ributtava all'indietro. Schiacciando la mano tra culo e cattedra.
E lei era talmente ebete che ripeteva persino i movimenti.
Non ho mai letto i suoi appunti, eppure sta nella fila davanti alla mia, ma scommetto che trascrive anche gli intercalare e gli "ehm".
E intanto continuava a ciucciare il tappino. Con quella cazzo di fascia per i capelli color merda annacquata e gli occhiali da ministro dell'educazione.
Se gli scappa una scurreggia la sgrida e corre a mangiare yogurt intero.
Ogni tanto quando mi sto rompendo le palle parlo con quello seduto accanto a me. Io dico una frase, lui mi risponde con un comizio. Lei si volta e fa: "Shshshsh!". "Ma vattela a troncare nel culo" mi esce a mezza voce.
Nessuno ci fa caso ma so che la stronza ha sentito.
Il relatore si fa i cazzi suoi perché si ascolta troppo bene, continua a parlare.
"Il bilancio sociale nel processo di rendicontazione pubblica. Economicità passa attraverso efficenza ed efficacia. Se a parità di efficienza si è più efficaci o viceversa se a parità di efficacia si è più efficienti ecco che avremo maggiore economicità. D'altronde è proprio attraverso una gestione più razionale delle risorse che la pubblica amministrazione sta cercando di rilanciare la sua immagine, rinnovando la firma istituzionale attraverso iniziative di comunicazione esterna".
E' l'ora della pausa. Salgo al secondo piano, i cessi sono più puliti. Sabato mattina, la struttura è aperta solo per il nostro corso. Non c'è nessuno.La stronza è su. Dalla macchinetta ha preso un caffè e sta mordendo la paletta di plastica per mischiare lo zucchero.
La morde, la ciuccia, un filo di bava fa una curva tra il labbro e la paletta.
rimane li a guardare il niente con quella faccia da netturbino di giorno.
Non resisto. Mi dico di farlo ma non mi importa un cazzo.
Prendo una bottiglia di naturale, di quelle in vetro, lasciata su una panchinetta da qualche cazzone dei convegni e le assesto un colpo alla base della nuca.
Cade a terra ma non è svenuta, l'ho presa male. E' cosciente ma le ho aperto uno sbrego e qualche coccio le è rimasto sulle mani.
Il cazzo di custode scende le scale proprio in quel momento.
"Ma che fa? Non si picchiano le donne"
"Ma vaffanculo va anche a te"
Gli lancio la bottiglia d'istinto sulla faccia da poliziotto mancato. Il cazzone non fa a tempo a realizzare quanto mi giri il cazzo che se la prende piena sul setto nasale. Lo stronzo si accascia a terra reggendosi quella poltiglia che prima era il naso.
Il sangue sgorga da tutte le parti ma lui sembra ossessionato dal non volergli far toccare il pavimento.
Cerca di contenerlo, si inzuppa le maniche, gli entra dentro il colletto, ma a terra non fa scendere neanche un rigagnolo.
Intanto la stronza si leva dei piccoli frammenti di vetro dai capelli mentre mi guarda atterrita.
Non sa dove sto andando a parare. Ho uno sguardo che manda in crisi i veggenti in queste circostanze.
Raccolgo la bottiglia da terra, accanto al bidello incredulo.
Gli schiaccio una mano sotto le scarpe, la mano che si stava allungando a raccogliere il cellulare schizzato via di tasca.
Cadendo dalle scale si è massacrato il culo.
Ma torniamo alla stronza.
"Quanto fa tre per tre"
Rimane interdetta. "Nove...che vuoi? che t'ho fatto?"
"Radice di 256"
La tizia è stranita, non gli viene li per li, mi guarda come a chiederle perché le faccio questo.
"Ignorante puttana"
Le calcio forte il gomito sulla giuntura, quello su cui stava tentando di rialzarsi dalla posizione supina in cui era.
Prendo il cellulare del bidello da terra, cerco una suoneria a caso di quelle preimpostate.
The entertainer, scelgo quella. versione Scott Joplin & George Gershwin. La metto. Il bidello non si muove da li. E' troppo preso a tapparsi il naso con una mano sola, l'altro gliel'ho frantumata.
La musica va. L'introduzione vola via veloce. Ecco la melodia principale.
"Balla maestrina" Le dico "Ho voglia di farmi quattro risate"
La tizia non ce la fa a rialzarsi.
"Mi gira la testa, non posso".
"Balla cazzo, ti ho detto che devi ballare"
Intanto Scott Joplin va che è una meraviglia.
"Senti il mood stronza. Rilassa quel culo di granito".
Le faccio vedere due passi poi mi rompo i coglioni e mi rimetto a sedere.
Tengo il tempo nella mano in cui reggo il telefono. La muovo a destra e a sinistra. Quelle note mi mettono allegria e mi distendono.
Ma la maestrina ancora tratteneva la cacca, non voleva sciogliersi, era quasi in piedi che cercava un tacco-punta.
"Va bene così?" Chiede "Ti prego, mi fa male la testa"
Intanto la suoneria finisce. Questa storia mi sta cominciando a venire sulle palle.
Lancio il cellulare al bidello stravaccato. Gli atterra sull'addome, ha perso sangue.
"Rob Zombie, contengo. Lei deve dare l'esempio qui. E tu troia, non voglio più sentirti masticare tappini. Intesi?"
"Intesi"
Mi faccio le scale scanzando un pò di merda qua e la. Cellulare, due metà di bottiglia, un braccio, ed una gamba. Scendo giù al piano terra.
Oh cazzo, la pausa è già finita da cinque minuti!
Nessun commento:
Posta un commento