Tutti lo invocano, nessuno lo ha visto. Una pagina per tramare nell'ombra

28.5.10

Canapisa Kingston

Sabato sarà il C-Day. Marceranno mentre il sindaco digrigna i denti impotente i sostenitori della legalizzazione ed autoproduzione. Un fronte trasversale dalle multiple argomentazioni poltiche. Si sostiene l'autoproduzione per mantenere lo stupefacente al di fuori del grande mercato del narcotraffico e delle mafie, la non-nocività della cannabis, la polivalenza della canapa nell'impiego agro-alimentare ed industriale, l'utilizzo in campo medico e psicoterapeutico, nella terapia del dolore. C'è poi chi ci va meno leggero e sfila sì per la legalizzazione e per lottare contro l'attuale normativa Fini-Giovanardi ma anche per una sorta d'orgoglio tossico, canne sì ma bilancino delle nostre tante altre esperienze chimiche.
E' la resistenza psicoattiva, come recita il manifesto degli organizzatori.
Questo anno è stata più dura, il consiglio comunale ha cercato di bloccare la festa fino all'ultimo, la questura invece ha dato l'autorizzazione a sfilare, concordando il percorso che partirà da P.za Sant'Antonio attraversando tutta la città per giungere in P.za S.Paolo a Ripa d'Arno. Ed è questo che conta.
La sera poi, trasbordo all'Expò di Ospedaletto dove si consumerà il solito sbriciolamento collettivo chiamato evento serale (aka Rave).
Puntuale e necessario invece il tema tutt'altro che frivolo e di estrema urgenza della manifestazione: le ingiustificabili uccisioni nelle carceri italiane di persone inermi. Nel manifesto vengono citati Aldovrandi, Cucchi, Lonzi (capostipite di questa triste tendenza poliziesca) e altri meno noti come vittime del proibizionismo.
Peccato per la grossolona imprecisione: Aldovrandi ad esempio fu additato dal rapporto di medicina legale come un "tossico". Solo la costanza dei familiari e la battaglia che ne seguì dimostrò che Federico la sera della sua morte non era affatto "fatto".
Furono gli stessi poliziotti conniventi coi colleghi a dipingerlo come tale per giustificare le percosse per la sua "resistenza a pubblico ufficiale". In altre parole, l'abbiamo gonfiato in quattro lasciandolo mezzo morto sul marciapiede perchè era uno sporco tossico.
Fu una scusa per cercare di depotenziare le accuse contro la polizia, Aldovrandi non è stato una vittima del proibizionismo.
Senza girarci attorno, conosciamo tutti le tendenze della polizia italiana post G8. L'impunità e il clima politico del paese a permesso alle molte-troppe divise simpatizzanti il fascio di lasciarsi andare credendo di rimanere sempre e comunque impuniti.
Aldovrandi, Cucchi e gli altri sono vittime della polizia e sono morti da persone inermi, non da "consumatori".
E' un fatto che ci riguarda tutti, è incidentale che abbia riguardato persone tossicodipendenti. Se qualcuno di questi lo era è morto perchè considerato categoria indifesa e scarsamente rilevante nella piramide sociale.
Gli sbirri con il gusto della tortura lo sanno e sanno di poter contare sull'omertà dei colleghi e l'impunità della magistratura. Una volta muore un tossico, la volta dopo un migrante, l'altra un barbone.
Non è una guerra dello stato proibizionista contro i consumatori di droghe leggere o pesanti.
E' la contrazione del rispetto dei diritti umani iniziato col G8 di Genova ed arrivato a picchi vomitevoli: uccisioni nelle carceri, CIE, respingimenti, rifiuto delle cure, pestaggi arbitrari, restringimento del diritto a manifestare, scioperare, aggregarsi, dissentire.
Ecco perchè per fortuna il Canapisa sarà in strada Sabato, ed è preoccupante che a garantire l'evento sia stata la questura. Un paradosso inquietante.
Ecco perchè è disarmante scorrere nel manifesto di lancio delle blande motivazioni solo dopo la sciovinata sul sound system.
Anche a Kingston, a Tivoli Gardens, la gente si è stretta attorno ad una causa: quella del boss della droga Christopher Coke facendosi massacrare per lui. Coke, troppo potente e scomodo, attaccato dal suo ex socio in affari, il premier giamaicano.
Nella patria che ha generato un sogno ambiguo per tutti i rastaman del mondo è questa la situazione.
Sognare un ritorno a Zion, promesso dal dittatore para-fascista Hailé Salassié negli anni '30, Ras-Tafari, imperatore di Etiopia e profeta del ritorno dei neri americani in Africa, razzista al contrario coi bianchi. Usò un antico mito sincretico degli schiavi caraibici per creare un culto artificiale di metà '900, promettendo terre a tutti i neri che sarebbero tornati nella coopta Etiopia. Promessa mai mantenuta.
Il raggae pacifico di Marley e Toots come quello aggressivo e omofobo dei nostri giorni sono filosofie generate dal grande Ras etiope, criminale di guerra e sterminatore dei suoi oppositori.
Pace, amore? Una società pacifica nata attorno al consumo consapevole?
Affatto. La Giamaica è l'ennesimo paese centro americano devastato dai signori della droga, dove democrazia e diritti umani sono schiacciati dal ricatto fatto a tutti gli uomini liberi che lì abitano: o col Boss o muori. A Tivoli Gardens chi non ha sparato per Coke contro i militari che venivano a smantellare l'impero della droga è stato sventrato col machete.
In Messico, i narcos controllano il 70% del territorio di un paese con 120 milioni di abitanti. Controllano il flusso di droga e immigrati verso nord, tiene in pugno l'autorità nazionale e spesso a essa si sostituisce.
Noi qua marciamo per le canne libere, proprio mentre in Giamaica la gente che fuma si fa sbudellare per un criminale di rango internazionale.
Autoproduzione, basta alimentare il narcotraffico! Risponderanno in tanti a queste mie obiezioni.
Ma quanti di quelli che domani sfileranno non acquistano in Piazza delle Vettovaglie il fumo?
A chi pensano di mettere dei soldi in mano. Chi c'è dietro quel tunisino? Cos'altro si finanzia a parte le colture di haschish illegali in Nord Africa? (armi, ecomafia, prostituzione, traffico clandestini, traffico di minori e altro, ve lo dico io).
Insomma, fate questa conta tra di voi, e guardate quanto siete coerenti con i propositi condivisibili proclamati.
E poi, con serenità, ripensate a come comunicate questa battaglia a chi non la pensa come voi.
C'è un cortocircuito evidente e poco onesto, non basta dare la colpa allo stato repressivo che non vuole ascoltare. Guardate in casa vostra e guardate tra i consumatori che si dichiarano "consapevoli" quanti in realtà sono piegati allo sballo e al consumo spensierato della cannetta come una cicca fuori dall'ufficio.
Lo stato la mette fuori legge, noi siamo autorizzati a comprarla dove capita non è una risposta.
Guardate noi, inebetiti occidentali schiavi di qualsiasi cosa. Per i nostri vizi, quanto ancora deve pagare il sud del mondo?
Senza di noi, grandi consumatori di droghe leggere e pesanti, noi che abbiamo il portafoglio, i cartelli e le dittature del Sud del mondo non esisterebbero neanche.
Che la giornata di domani sia una riflessione sul consumo nel mondo di oggi, non solo sul consumo a prescindere dallo spazio e dal tempo.

Ps. Tijuana, per piacere cambia nome. Tijuana è tragico, orrendo, fascista. E' la zona di attraversamento del confine USA-Messico dove ogni mese perdono la vita 200 persone abbandonate dai narcos nel mezzo del deserto. E' la capitale di uno di questi cartelli paramilitari della droga messicani  (insieme a Ciudad Juarez e Monterrey). Non c'è niente di ribelle, è solo una città controllata dai trafficanti di persone e droga. Che tristezza.

15.5.10

Birth of a Nation

Abramo Lincoln di Capoliveri, guardi il mare e le cave di ferro. Poi torni a masticare i gambi di piscialletto. Gran maestro d'oriente e libero muratore di rito scozzese.
Guardi Voyager e ti senti laureato, da Giacobbo ti divide solo una parobola del Vangelo secondo Cicchitto.
La televisione la conosci da dentro, hai penetrato una sbarba locale che da solo informazioni sul comune.
Culo e pietra. Le nuvole, cumulonembi che non sai decifrare. Quando arriverà la tempesta, marinaio di terra?
Ci sono solo gabbiani business class su questa spiagga. Fanno la sponda al Giglio e tornano.  L'acqua è più limpida, guarda, ora che non ci sono ancora i turisti.
Vai a bagnarti i piedi consapevole dei batteri fecali riportati nella rapporto sanitario sulla tua scrivania.
Da qualche parte, laggiù dove l'acqua si fa blu notte è affondato una chiatta di spazzatura. Napoleone ti sembra di vederlo lì che scollina cercando una spiaggia per la fuga ed un battello s'approcia, eccolo lì, chiaramente corso, chiaramente batte bandiera francese.
E' l'evasione del Vip, un'altra risorsa sottratta all'isola, pensi tu che hai responsabilità istituzionale.
Tu che ami i film di Virzì ma in fondo li trovi scurrili perchè sei nato in provincia di Livorno ma i tuoi genitori sono un friulano e una pugliese. E da generazioni i maschi castani della tua famiglia sono ottusi e iscritti al Rotary. Come riqualificheramo la spiaggia? Come riqualificare l'abuso edilizio?
Lo scoglio brilla del salmastro asciutto contro i raggi sbilenchi del sole incerto. 
L'aria è vagamente puzzolente di pesce e la brezza marina sembra l'alito ansimante di una persona sgradita.
Sei consapevole che il consigliere comunale non è una responsabilità adatta a tutti. 
Queste mani, questa testa, questo diploma al classico delle suore, questa familiarità con il partito isolano ereditata dalle frequentazioni di tuo padre.
Eppure scorgi oltre questa conca calata, lontano dalla massicciata di pietra scura ferrosa, più in alto del puzzo di letame bagnato e alga, molto oltre il blu minaccioso di un mare profondo 80 metri ,che esiste un continente di cose molto più spaventose che essere seduti su un grande scoglio, governando docili bifolchi ammaestrati. Ma il senso irrimediabilmente ti sfugge. Proprio ti sfugge.

13.5.10

Storia di un misogino radicale

Sei storta, cazzo. Come dicono in Calabria.
Vuol dire che sei cretina più di una bionda sul sunset boulevard.
Giri sulla smart, per trovare meglio parcheggio.
Se il Suv è per manager impotenti, la smart è per quelle come te: piccine che abitano un universo di prospettive grande come un bilocale.
Il tuo smarrimento mi imbarazza. Quando apri bocca in pubblico mi vergognoal tuo posto.
Perchè non stai zitta?
Alle ultime politiche hai votato Hello Kitty, porca puttana.
Lo so, invece che parlare di ciò che potresti in divenire, muoio in questo prolasso di descrittivismo.
Ma d'altronde tu che opzioni mi lasci?
Sei una mantenuta che porta la borsetta nella piega a 90° del braccio.
Sparati tu e tutto il tuo sottotipo umano.
Rivogliamo la donna, rivogliamo la femminilità netta e inequivocabile.
Rivogliamo la carne.
Fuori dai coglioni, bella.
Che ora mi devo guardare un porno.

The Entertainer

 Ciucciava quel cazzo di tappino. giuro che quel biascicare mi stava dando dritto al cervello. Da dietro riuscivo a vedere che il tappino sulla punta, poggiato contro la guancia della cagna, era completamente intriso di bava. E martoriato, tutto uno sforacchio di incisivi. Non era un tappino di bic era la pelle del gozzo di una vecchia. Se ne stava con quel cesto crespo di ricci a fissare il relatore di rimpetto, lui orava in piedi con un braccio poggiato tra il suo culo e il bordo della cattedra. Rialzato come il Papa, o Garibaldi nelle piazze.
Ogni tanto cedeva in avanti perdendo l'equilibrio, il busto si inclinava, ma subito col peso del corpo si ributtava all'indietro. Schiacciando la mano tra culo e cattedra.
E lei era talmente ebete che ripeteva persino i movimenti.
Non ho mai letto i suoi appunti, eppure sta nella fila davanti alla mia, ma scommetto che trascrive anche gli intercalare e gli "ehm".
E intanto continuava a ciucciare il tappino. Con quella cazzo di fascia per i capelli color merda annacquata e gli occhiali da ministro dell'educazione.
Se gli scappa una scurreggia la sgrida e corre a mangiare yogurt intero.
Ogni tanto quando mi sto rompendo le palle parlo con quello seduto accanto a me. Io dico una frase, lui mi risponde con un comizio. Lei si volta e fa: "Shshshsh!". "Ma vattela a troncare nel culo" mi esce a mezza voce.
Nessuno ci fa caso ma so che la stronza ha sentito.
Il relatore si fa i cazzi suoi perché si ascolta troppo bene, continua a parlare.
"Il bilancio sociale nel processo di rendicontazione pubblica. Economicità passa attraverso efficenza ed efficacia. Se a parità di efficienza si è più efficaci o viceversa se a parità di efficacia si è più efficienti ecco che avremo maggiore economicità. D'altronde è proprio attraverso una gestione più razionale delle risorse che la pubblica amministrazione sta cercando di rilanciare la sua immagine, rinnovando la firma istituzionale attraverso iniziative di comunicazione esterna".
E' l'ora della pausa. Salgo al secondo piano, i cessi sono più puliti. Sabato mattina, la struttura è aperta solo per il nostro corso. Non c'è nessuno.La stronza è su. Dalla macchinetta ha preso un caffè e sta mordendo la paletta di plastica per mischiare lo zucchero.
La morde, la ciuccia, un filo di bava fa una curva tra il labbro e la paletta.
rimane li a guardare il niente con quella faccia da netturbino di giorno.
Non resisto. Mi dico di farlo ma non mi importa un cazzo.
Prendo una bottiglia di naturale, di quelle in vetro, lasciata su una panchinetta da qualche cazzone dei convegni e le assesto un colpo alla base della nuca.
Cade a terra ma non è svenuta, l'ho presa male. E' cosciente ma le ho aperto uno sbrego e qualche coccio le è rimasto sulle mani.
Il cazzo di custode scende le scale proprio in quel momento.
"Ma che fa? Non si picchiano le donne"
"Ma vaffanculo va anche a te"
Gli lancio la bottiglia d'istinto sulla faccia da poliziotto mancato. Il cazzone non fa a tempo a realizzare quanto mi giri il cazzo che se la prende piena sul setto nasale. Lo stronzo si accascia a terra reggendosi quella poltiglia che prima era il naso.
Il sangue sgorga da tutte le parti ma lui sembra ossessionato dal non volergli far toccare il pavimento.
Cerca di contenerlo, si inzuppa le maniche, gli entra dentro il colletto, ma a terra non fa scendere neanche un rigagnolo.
Intanto la stronza si leva dei piccoli frammenti di vetro dai capelli mentre mi guarda atterrita.
Non sa dove sto andando a parare. Ho uno sguardo che manda in crisi i veggenti in queste circostanze.
Raccolgo la bottiglia da terra, accanto al bidello incredulo.
Gli schiaccio una mano sotto le scarpe, la mano che si stava allungando a raccogliere il cellulare schizzato via di tasca.
Cadendo dalle scale si è massacrato il culo.
Ma torniamo alla stronza.
"Quanto fa tre per tre"
Rimane interdetta. "Nove...che vuoi? che t'ho fatto?"
"Radice di 256"
La tizia è stranita, non gli viene li per li, mi guarda come a chiederle perché le faccio questo.
"Ignorante puttana"
Le calcio forte il gomito sulla giuntura, quello su cui stava tentando di rialzarsi dalla posizione supina in cui era.
Prendo il cellulare del bidello da terra, cerco una suoneria a caso di quelle preimpostate.
The entertainer, scelgo quella. versione Scott Joplin & George Gershwin. La metto. Il bidello non si muove da li. E' troppo preso a tapparsi il naso con una mano sola, l'altro gliel'ho frantumata.
La musica va. L'introduzione vola via veloce. Ecco la melodia principale.
"Balla maestrina" Le dico "Ho voglia di farmi quattro risate"
La tizia non ce la fa a rialzarsi.
"Mi gira la testa, non posso".
"Balla cazzo, ti ho detto che devi ballare"
Intanto Scott Joplin va che è una meraviglia.
"Senti il mood stronza. Rilassa quel culo di granito".
Le faccio vedere due passi poi mi rompo i coglioni e mi rimetto a sedere.
Tengo il tempo nella mano in cui reggo il telefono. La muovo a destra e a sinistra. Quelle note mi mettono allegria e mi distendono.
Ma la maestrina ancora tratteneva la cacca, non voleva sciogliersi, era quasi in piedi che cercava un tacco-punta.
"Va bene così?" Chiede "Ti prego, mi fa male la testa"
Intanto la suoneria finisce. Questa storia mi sta cominciando a venire sulle palle.
Lancio il cellulare al bidello stravaccato. Gli atterra sull'addome, ha perso sangue.
"Rob Zombie, contengo. Lei deve dare l'esempio qui. E tu troia, non voglio più sentirti masticare tappini. Intesi?"
"Intesi"
Mi faccio le scale scanzando un pò di merda qua e la. Cellulare, due metà di bottiglia, un braccio, ed una gamba. Scendo giù al piano terra.
Oh cazzo, la pausa è già finita da cinque minuti!

12.5.10

La teoria del (complotto)

Vorremmo poter gridare tutti al complotto quando ci fa comodo.

"Ho schiantato un esame: chiaramente un complotto del docente maschio che odia le donne (come nel libro, ma sei credibile se sei una dark espertissima di internet con le mollette al naso e pesi 39 kili)"

"Cara, ho perso il lavoro a causa di un complotto pluto-demo-giudaico-massone volto ad escludere gli uomini puzzolenti che si svegliano a mezzogiorno e arrivano con quattro ore di ritardo"
 
Diciamocelo così, diciamocelo francamente, siamo un popolo di maneggioni arrangiati. A matematica facciamo schifo collettivamente perchè siamo abituati a correggere il tiro in corsa in tutto quello che facciamo. Se una cosa non torna, daje 'namo se po' ffà, spè che chiamo uno che ste cose le giusta. 

E se proprio non basta, se il nostro mondo di certezze con il suo universo ideale di deus ex machina (il babbo, silvio, lo zio d'america, l'amico mio del liceo che mi deve un favore) allora subentra lo sconcerto, la perdita di significato, la non-accettazione di una realtà evidente a cui si vuole rifuggire.

Ma come? Davvero non c'è stato verso? Se non è come diciamo noi allora qualcosa ha alterato sicuramente il normale procedere delle cose. 
Qualcuno, una forza esterna, un gruppo segreto di gente deviata con una scala di valori sovvertita, gente grigia che vuole tenere tutta per se la bumba, che lavora quotidianamente ai fianchi qualcuno o qualcosa per disarcionare, subentrare, appropriarsi.

La nostra realtà di piccolo paesino-nazione è questo. Da Moggi al dittatorello da marchette stile Santo Domingo che governa e la sua cricca di gente che ragiona con la punta dell'uccello.

Noi popolo di cinquantenni e vecchietti che evadono le tasse, fanno le vacanze di quindici giorni negli impianti balneari, nostalgici del duce, omofobi, devoti a padre Pio, spettatori del gioco dei pacchi o di striscia la notizia, che se possono scelgono per il peggio, completamente privi di gusto e senso critico.

Siamo circondati dalla mediocrità, scientificamente organizzata per frustrare la creatività. Eserciti di bambocci pronti ad annullare tutto e tutti. 
Se vi siete rotti i coglioni della puzza di carta da parati della casa dei nonni che c'è per la strada, allora vi prego di farmi compagnia, cerchiamo di far venire l'ittero a qualcuno.

A sinistra il lettore potrà rimirare l'elegante copertina facente parte della raffinata collana del fondamentalismo cattolico di parrocchia, tipico di casa nostra.